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12/28/2007 sa...sa...comunicazione di servizioDa gennaio nuovi provvedimenti anti-smog
27 dic - Con il nuovo anno, scatteranno altre limitazioni alla circoazione privata. In particolare, dal 1 gennaio 2008, entra in vigore il divieto alla circolazione all'interno dell'Anello Ferroviario cittadino, per tutti i veicoli diesel euro 1. Nell'Anello Ferroviario, lo ricordiamo, il divieto di circolazione riguarda già auto euro 0 (sia benzina che diesel), moto e motorini a 2 tempi euro 0. Intanto, da giovedì 10 gennaio (e fino al 27 di marzo) tornano le targhe alterne. Le prime a fermarsi, dalle 15 alle 21 nella Fascia Verde, saranno le auto con targa pari (compreso lo 0). Nei giovedì a targhe alterne dovranno fermarsi, a prescindere dal numero di targa, le auto a benzina e diesel euro 0, le moto e i motorini a 2 tempi euro 0, le auto, le minicar e i mezzi commerciali privati diesel euro 1 e, novità del 2008, diesel euro 2. Tra gennaio e marzo ci sarannoanche tre domeniche ecologiche (date ancora da fissare), con lo stopo alla circolazione nella Fascia Verde dalle 9 alle 17. Le targhe alterne e le domeniche ecologiche sono provvedimenti che non riguardano veicoli alimentati a gpl e a metano, i veicoli ibridi, quelli elettrici, le auto dei diversamente abili con contrassegno speciale di circolazione e le auto a benzina euro 4. I diesel euro 4 sono esentati da questi provvedimenti se dotati di filtro antiparticolato montato di serie. Durante i pomeriggi a targhe alterne e nelle domeniche ecologiche più vigili saranno in servizio, Per chi non rispetterà i divieti, la sanzione prevista è di 71 euro. Infine, sempre da gennaio, ogni volta che scatteranno i blocchi della circolazione nella Fascia Verde per i veicoli più inquinanti (ossia ogni volta che i livelli delle polveri sottili presenti nell'atmosfera saranno troppo alti), a fermarsi, oltre ad auto euro 0 (benzina e diesel), moto e motorini a 2 tempi euro 0 e auto, mezzi commerciali privati e minicar diesel euro 1, categorie già copinvolte dal provvedimento, saranno anche i veicoli diesel euro 2. 12/20/2007 Teoria sull'esistenza di Babbo NataleTempo fa girava una mail dove un tizio diceva di aver fatto un’attenta analisi ed uno studio matematico riguardo l’esistenza di Babbo Natale. Sicuramente l’avete già letta, ma ogni volta che la rileggo mi piego in due dalle risate! Buona lettura! Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000
specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la
maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi,
questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti, che solo
Babbo Natale ha visto. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per: 1. trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta); Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente (che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo), stiamo parlando di 1.248 Km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 Km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (la cosa più veloce creata dall’uomo) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media a circa 30 Km/h. Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso). Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II. Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un’enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto (bang) soniche. L’intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo. Conclusione: Babbo Natale c’era, ma ora è morto. 12/13/2007 soundcheck... -2Scongiurato il pericolo di caricarsi gli strumenti a spalla sulle metro A e B, ci avviciniamo alla data del concerto di sabato. Come al solito si prevede il tutto esaurito Ieri prima prova generale, oggi si prosegue con il resto dei pezzi ...e l'adrenalina sale e si suona sempre meglio, concentrati al punto giusto. Il resto lo faranno gli amici, il calore e...il rum che se non schiarisce la voce, schiarisce le idee Vi aspettiamo numerosi al Sabor do Brasil, Sabato 22/22.30 Via Lidia 40! ...e portate il fischietto JoaoC 12/12/2007 Da un articolo di Ramonet su Znet.itIl capitale di rischio avanza Non c'è fine all'ingordigia del capitale. Mentre i critici discutono sugli orrori economici della globalizzazione, una nuova e più violenta forma di capitalismo prende corpo. I nuovi avvoltoi sono le società a capitale di rischio, fondi di investimento con notevole quantità di capitale a disposizione ed un enorme desiderio di guadagnare ancora. I loro nomi, tra i quali figurano Carlyle Group, KKR, Blackstone Group, Colony Capital, Apollo Management, Cerberus Partners, Starwood Capital, Texas Pacific Group, Wendel, Euraze non sono ancora ben conosciuti. E stanno posando le mani sull'economia globale. Tra il 2002 e il 2006 il capitale che questi fondi hanno ottenuto da banche, assicurazioni, fondi di pensioni è passato da 135 miliardi di dollari a 515. Il potere finanziario che detengono è fenomenale, stimato in oltre 1600 miliardi di dollari e non è possibile bloccarli. Negli Stati Uniti l'anno scorso le più grandi società a capitale di rischio hanno investito circa 417 miliardi di dollari in acquisizioni e più di 317 nel primo trimestre del 2007 ottenendo il controllo di 8000 aziende. Un americano su quattro e un francese su dodici lavora per queste società. Ormai la Francia è diventata il loro principale obbiettivo. Dopo Inghilterra e Stati Uniti. Le società a capitale di rischio, in gran parte americane ed inglesi, lo scorso anno hanno acquisito 400 aziende francesi per una cifra totale che si aggira sui 14 miliardi di dollari. Allo stato attuale sono 1600 le aziende controllate, e tra queste sono inclusi nomi di un certo rilievo quali Picard Surgelés, Dim, the Quick restaurant chain, Buffalo Grill, Pages Jaunes (the French Yellow Pages), Allociné and Afflelou. Inoltre stanno puntando ad altri grandi nomi presenti nell'indice borsistico francese, il CAC40. Queste società non sono una novità. Sono comparse la prima volta circa 15 anni addietro ma solo recentemente, stimolate da crediti a basso tasso d'interesse e da sofisticati strumenti finanziari, hanno raggiunto dimensioni allarmanti. Il principio guida è semplice: un gruppo di ricchi investitori compra un'azienda e la gestisce privatamente, senza legarsi alla borsa e alla sue restrittive regole e senza dover rendere conto agli azionisti. L'idea è di scavalcare i principi fondamentali della morale capitalista e tornare alla legge della giungla. Che non è certo il modo in cui funziona adesso il sistema. Per acquisire una compagnia che vale 100 unità il fondo investe di tasca propria una media di 30 unità e prende in prestito dalle banche le restanti 70, avvantaggiandosi degli attuali tassi di interesse estremamente bassi. In 3 o 4 anni il fondo riorganizza la compagnia con il management disponibile, razionalizzando la produzione, sviluppando nuove attività, e prendendosi parte o tutto il profitto per ripagare il debito. In seguito vende la compagnia per 200 unità, spesso ad un nuovo fondo che rimette in moto lo stesso processo. Dopo aver pagato le 70 unità prese in prestito si porterà via 130 unità a fronte di un investimento iniziale di 30 con un guadagno del 300% in 4 anni. Non male. Mentre gli amministratori di questi fondi
diventano ricchissimi non mostrano alcun rimorso nell'applicare i
quattro grandi principi di razionalizzazione: diminuire il numero
di dipendenti, ridurre i salari, intensificare il ritmo di lavoro e
delocalizzare. Con la benedizione delle autorità pubbliche che
sognano, come adesso si sta verificando in Francia, di modernizzare
la produzione. Questa situazione inoltre va a detrimento dei
sindacati dato che il processo implica la fine del contratto
sociale. Diverse persone hanno ritenuto che, con l'avvento della
globalizzazione, il capitale si fosse saziato.
E' ormai chiaro che non c'è fine
all'ingordigia. (fonte: http://www.zmag.org/italy/ramonet-capitalerischioavanza.htm) tornando in metro ripensavo..."Si spengono le luci - Le città al buio, le biciclette per le vie, le targhe alterne nella circolazione delle automobili sono provvedimenti di facciata, destinati a durare pochi mesi; non curano il male, ma servono soprattutto ad accelerare nei cittadini la consapevolezza delle difficoltà del momento. Si incrin la certezza radicata di uno sviluppo inarrestabile di un aumento progressivo della ricchezza e del benessere; vacilla l'idea di un mondo occidentale invincibile e superiore al resto dell'umanità di fronte al potere di ricatto di piccoli e lontani paesi. Per la prima volta ci si interroga sul patrimonio di risorse planetarie, considerato inesauribile... (Simona Colarizi, Storia dei partiti nell'Italia Repubblicana, Laterza Roma 1994)" Come mi è venuto in mente di citare il primo libro studiato nella mia carriera universitaria? Semplicemente dopo aver visto tutti i benzinai chiusi per esaurimento delle scorte. La motivazione è differente rispetto a quel del 73 (guerra del Kippur in MedioOriente e succesiva crisi petrolifera)...semplicemente la benzina non arriva per lo sciopero degli autotrasportatori. In questi giorni, tranne chi ha fatto il pieno giovedì (e non ha passato il weekend fuori) oggi si sarà ritrovato con la spia della benzina che fa l'occhiolino. Stasera dovevo uscire e ho lasciato la macchina alla metro evitando di fare dei Km che mi avrebbero di sicuro lasciato a secco. Ho pensato che questa cosa potrebbe accadere un'altra volta e più spesso quando pian piano le riserve si esauriranno, oppure quando si arriverà oltre la cifra dei "100 al barile". A parte che quando posso la macchina comincio a lasciarla volentieri (specie in questo periodo di follia prenatalizia), però mi è proprio piacuta sta cosa del non poter fare qualcosa a cui sei abituato troppo bene, che pensi come scontata... e invece no...non è scontato proprio niente. Vi lascio con una canzone emblematica e quanto mai attuale di Rino Gaetano...Spendi, spandi, effendi... Essence benzina e gasolina soltanto un litro e in cambio ti do Cristina se vuoi la chiudo pure in monastero ma dammi un litro di oro nero Ti sei fatto il palazzo sul Jumbo noi invece corriamo sempre appresso all'ambo ambo terno tombola e cinquina se vinco mi danno un litro di benzina Spendi spandi spandi spendi effendi spendi spandi spandi spendi effendi Spider coupè gitti alfetta a duecento c'è sempre una donna che ti aspetta sdraiata sul cofano all'autosalone e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione non più a gas ma a cherosene il riscaldamento centralizzato più ti scalda più conviene niente carbone mai più metano pace prosperità e lunga vita al sultano Spendi spandi spandi spendi effendi spendi spandi spandi spendi effendi 11/19/2007 DigItal(ian) DivideRiporto un articolo dal quotidiano "Punto Informatico" Roma - Il Governo italiano ha più volte promesso che, entro la fine della legislatura, su tutto il territorio nazionale sarà disponibile l'accesso ad Internet a banda larga. Finché ciò non sarà, però, continueranno a verificarsi situazioni di drammatica esclusione sociale in piena era digitale, nell'unico periodo storico in cui contribuire realmente alla vita sociale di persone svantaggiate e svantaggiatissime è a portata di mano o, per meglio dire, di connessione. Quella che segue è la storia di Fabio P., di Cappelle sul Tavo nei pressi di Pescara, un escluso dal broad band, uno di quelli che ne avrebbe più bisogno. Fabio l'ha scritta in una lettera, una missiva che suona come un appello che ha poi trasmesso non solo all'Unione contro la distrofia muscolare (UILDM) ma anche a tutti i principali operatori di telefonia, nonché all'Autorità garante delle TLC. E UILDM ha fatto proprio l'appello di Fabio e lo ha ribadito, trasmettendolo a sua volta ai carrier e provider. Una lettera rimasta fin qui inascoltata e che, per questo, Fabio P. ha voluto girare a Punto Informatico. La speranza di Fabio P. è di ricevere almeno una risposta, anche se negativa, alla sua lettera, alternativa "all'offensivo e umiliante silenzio che mi è stato riservato". Qui di seguito il testo della sua lettera "Gentili signori,Punto Informatico ha trasmesso notizia di questa lettera agli operatori menzionati da Fabio P.. Sarà cura di questo quotidiano dare notizia di ogni sviluppo di questa situazione. Al di là della situazione specifica di Fabio P., rimane naturalmente tutta da chiarire la situazione di divisione digitale in cui vivono i disabili italiani, e quanto la mancata copertura della banda larga incida sulla qualità della loro vita. Una questione sulla quale Punto Informatico intende presto ritornare. 11/16/2007 Fuori SedeOggi vi posto un racconto scritto da Paolo, presto pubblicato da "Parole in corsa" organizzato dall'Atac... Fuori Sede Finisce sempre con uno che se ne va. È per questo che non sorrido. Neppure ora che il mio volto è così vicino a quello di Giusy da poterlo vedere riflesso nei suoi occhi neri neri. Giusy mi dice che è solo una corazza la mia. Poi mi guarda fisso e non aggiunge più niente, ma io lo so cosa pensa. Pensa che non serve ma io non sono d’accordo. Per me serve eccome. Se proprio te ne devi andare, almeno non puoi portarti dietro una foto ricordo. Che te ne fai di una foto senza un sorriso? Giusy mi dice spesso che non è detto che tutto finisca con qualcuno che se ne va. La verità invece è che finisce sempre con uno che se ne va. Da bambino abitavo nella casa cantoniera poco fuori dal paese. Diciassette più ottocento diceva il cartello bianco appeso sotto al balcone pieno di fiori. Dietro c’erano traversine, binari e silenzio assoluto. I treni passavano a un quarto e a meno un quarto. Il rumore arrivava da lontano e diventava sempre più forte fino quasi ad esplodere. Poi se ne andava. Anche il rumore prima o poi se ne va. Anche il dolore se è per questo. La prima volta che sono riuscito a mettere il naso oltre il davanzale di pietra dura è stato per vedere passare il treno che portava via papà. Avevo quattro anni. Mamma diceva che non andava via. Diceva che partiva per andare a lavorare e che poi tornava. Allora pensavo che per andare a lavorare bisognasse partire e non capivo perché il papà di Giusy rimanesse a casa con lei. Mamma mi diceva di non piangere perché Papà portava con se una foto e se piangevo io avrebbe pianto anche la foto. Nell foto avevo due anni, un berretto in testa e due pigne tra le mani. Sorridevo, ma credo sia stata l’ultima volta. Allora non capivo la differenza tra partire e andare via. Allora non capivo neppure la differenza tra lavorare a andare via. Giusy continua a dirmi che è solo una corazza la mia. Una maledetta corazza che finirà per soffocarmi. Io non rispondo e ora che mi sono alzato dal letto guardo dalla finestra i binari della stazione Tiburtina. Non è una casa cantoniera quella in cui vivo. È un palazzo enorme. L’unico tra la tangenziale e la ferrovia. C’è un tale casino qui che i treni quando passano neppure li sento più. Papà tornò a casa che io avevo diciotto anni. Ormai l’avevo capito che era un emigrante e che non tutti per lavorare devono andare via. Feci appena in tempo a contare fino a dieci arrivò il giorno dell’esame di maturità. La sera andammo a cena fuori ma poi dopo l’estate fui io a prendere il treno e lui a guardarmi andare via. Papa era un emigrante. Io no. Io sono solo un fuorisede. Però alla fine il destino è lo stesso. Forse questo è anche peggiore. Non conta quello che vai a fare quando parti. Conta solo che te ne vai. È per questo che non sorrido. Perché non la voglio una foto ricordo di uno che se ne va. (Paolo De Lazzaro, http://delazzaro.wordpress.com) 11/9/2007 Indovinello
Se lo vedi è molto brutto se lo senti puzza tutto se lo tocchi è un po' peloso se lo assaggi è un po' gustoso indovina cos'è? 11/8/2007 La parola è la chiave fatata"...sono sicuro che la differenza fra il mio figliolo e il vostro non è nella quantità né nella qualità del tesoro chiuso dentro la mente e il cuore, ma in qualcosa che è sulla soglia fra il dentro e il fuori, anzi è la soglia stessa: la Parola. Ciò che manca ai miei è solo questo: il dominio sulla parola. Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza e i confini precisi, sulla propria perché esprima le infinite ricchezze che la mente racchiude. Sono otto anni che faccio scuola ai contadini e agli operai e ho lasciato ormai quasi tutte le altre materie. Non faccio più che lingua e lingue. Mi richiamo dieci, venti volte per sera alle etimologie. Mi fermo sulle parole, gliele faccio vivere come persone che hanno una nascita, uno sviluppo, un trasformarsi, un deformarsi. La parola è la chiave fatata che apre ogni porta. Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua." Da Lettere di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana Saggezza dal Sud AmericaAssicurati che la candela sia accesa, prima di spegnere il fiammifero. (Antille) Brutte strade brava gente, belle strade gente di tutti i tipi. (Messico) Il rimedio del freddo è il fuoco, quello della tristezza è la bontà. (R.Domenicana) Dimmi con chi cammini, e ti dirò chi sei. (Perù) Promettere non è compiere. (Venezuela) Se non sai da dove vieni, non sai mai dove stai andando. (Guyana) Se uno sogna da solo, il suo rimane un sogno. Ma se sogna insieme agli altri, il suo è già l’inizio della realtà. (Brasile) Siamo viandanti e andiamo per la stessa strada: saremmo stupidi, se non ci aiutassimo. (Cile) La mia umiltà vale più della tua ignoranza. (Bolivia) Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune. (Indiani d'America) 11/5/2007 Musica droga naturale"iPod e cuffiette vietati alla maratona di New York: è doping". Sembrerebbe una bufala ma è tutto vero. È solo uno dei tanti effetti di uno studio americano del professore e neuroscienziato Danile J. Levitin, famoso per le sue ricerche nel campo della musica, che in questo caso ha voluto indagare le risposte biologiche del cervello agli stimoli musicali.
Parlando più in generale, la musica agirebbe come uno stimolante chimico capace di attivare il cervello e offrire sensazione amplificate di piacere e eccitazione. I risultati della ricerca sul campo con test su campioni umani e continui monitoraggi ha portato alla conclusione che la musica produce una risposta chimica a tutti gli effetti, grazie alla quale i circuiti nervosi interessati aiutano a modulare i livelli di dopamina, il cosiddetto ormone "del benessere" nel cervello. Proprio come avviene per il sesso e alcune droghe.
Quando ascoltiamo una canzone che ci piace, si attivano nel cervello circuiti associati con il sistema nervoso autonomo capaci di produrre reazioni fisiche simili a quelle che si attivano quando i giocatori d'azzardo vincono o i tossicodipendenti consumano la loro droga preferita. In molti casi ne consegue un sentimento di euforia che, secondo Levitin "in un certo senso conferma l'idea di sesso, droga e rock and roll ".
"L'ipotesi di un centro del genere nel cervello prova che la musica ha una parte preponderante nel creare umori e generare reazioni comprese quelle su battito cardiaco, respirazione, sudorazione e attività mentale", spiega il dottor Levitin. "La musica è efficace nel moderare i livelli di eccitazione e concentrazione e aiuta a regolare l'umore con la sua azione sulla chimica naturale del cervello".Ecco perchè la federazione americana di atletica ha messo al bando l'uso di auricolari e riproduttori di musica portatile in tutte competizioni ufficiali.
A dire il vero non servono nemmeno gli studi di Levitin per capire quale ruolo abbia la musica nelle attività dell'uomo, basta guardare gli esempi che arrivano dalla storia: dai tamburi africani, alla danza in trance dei Dervisci Rotanti, ai rituali tribali in cui i partecipanti camminano sul fuoco senza sentire dolore. 10/25/2007 La vita, amico, è l'arte dell'incontro"La vita, amico, è l'arte dell'incontro". Una frase semplice che da il titolo a un disco di parecchi anni fa in cui cantavano Vinicius de Moraes (il poeta e cantautore brasiliano) e Sergio Endrigo...e Giuseppe Ungaretti, (che voce rabbiosa!) recitava le traduzioni in italiano dei versi di Vinicius. In questo album c'è anche la canzone "La Casa" (anche quella di Vinicius). Non la sapete? "Era una casa molto carina senza soffito, senza cucina..." Vi posto "Samba de Bencao" o samba delle benedizioni. Per la versione in portoghese http://letras.terra.com.br/vinicius-de-moraes/86496/ ...e la potete ascoltare su Deezer (un po' più a destra di dove state leggendo adesso), è la prima canzone. Meglio essere allegro che esser triste Allegria è la miglior cosa che esiste E' così come un sole dentro il cuore Ma se vuoi dare a un samba la bellezza Hai bisogno di un poco di tristezza Se, non è bello un samba, no [Parlato] Se no, è come amare una donna solo bella e beh! Una donna deve avere qualche cosa in più della bellezza. Qualche cosa che piange, qualche cosa che ha malinconia un'aria di amore tribolato; una bellezza che viene dalla tristezza di sapersi donna fatta per amare, per soffrire d'amore e per essere solo perdono Fare un samba non è una barzelletta Chi fa un samba così non è poeta Il samba è preghiera, se lo vuoi Samba è la tristezza fatta danza Tristezza che ha sempre la speranza Di non essere triste prima o poi. [Parlato] Prendi tutti quelli che vanno in giro e scherzano con la vita. Attento, amico! La vita è una cosa seria e non ti sbagliare, eh? Ce n'è una sola! Due, che sarebbe meglio, nessuno mi convincerà che ci sono senza provarmelo con prove definitive, cioé: certificato rilasciato dal Notaio del Cielo e sottoscritto: Dio (e con la firma autenticata). La vita, amico, è l'arte dell'incontro, malgrado ci siano tanti disaccordi nella vita. C'è sempre per te una donna in attesa, gli occhi pieni d'amore, le mani piene di perdono: metti un poco d'amore nella tua vita, come nel tuo samba Metti un poco d'amore dentro un ritmo E vedrai che nessuno al mondo vince La bellezza che c'é in un samba, no Perché il samba è venuto da Bahia E se è bianco di pelle in poesia E' nero nell'anima e nel cuore. [Parlato] Io, per esempio, il Capitano delle Indie Vinicius de Moraes, il bianco più negro del Brasile, diretto discendente del re Xangò Saravà, cioé salve! Benedizioni, grandi sambisti del mio Brasile bianco, nero, mulatto, bello e liscio come la pelle della dea Oxum Benedizione Antonio Carlos Jobim, compagno di canzoni e caro amico che tanti samba hai viaggiato con me e ancora tanto viaggerai! Benedizione, Baden Powell, compagno nuovo amico nuovo che hai fatto questo samba come me: benedizione a te! Benedizione, Chico Buarque de Hollanda Tu che non chiedi, comandi Tu che hai nel cuore una banda Tu che appena parti, già sei arrivato! Il samba ti guardi, compare mio. E ora, tornando al portoghese, la mia lingua, voglio salutare i grandi amici del samba, in Italia, gli uomini che hanno portato il samba in Italia, gli uomini e le donne che amano il samba in Italia Benedizione, Endrigo, tu che sei e sei stato tanto amico e canti questo disco con me: benedizione, amico! Benedizione ai bambini che hanno inciso questo disco con me, io li benedico! Benedizione, Ungaretti, che quando ti penso M'illumino d'immenso Tu che sei immenso, tu che sei denso, tu che sei intenso, Benedizione, Ungaretti, mio paparino e fratello! Benedizione, Ungaretti, che sto partendo E devo dirti addio. Perché il samba è venuto da Bahia E se è bianco di pelle in poesia E' negro nell'anima e nel cuore. 10/22/2007 Tutta mia la città: il videoUn altro successo targato Giuliano Palma e Bluebeaters. La canzone, al solito, è un successo di qualche decennio fa: "Tutta mia la città" Questa volta è toccato agli Equipe '84 entrare nei ritmi in levare dei Bluebeaters. Ma oltre all'armonia dei suoni e alle atmosfere "jamesbondiane" che questo brano ispira, mi sono "intrippato" sul video. Gli elementi usati sono semplicissimi, immagini su cromakey, silhouette, 3 colori primari (giallo rosso e blu), fantastico uso del bianco e del nero..ma ci sono delle trovate fantastiche. ...a me questo video piace molto. ...Fine del delirio di mezza sera. Moro no BrasilEcco a voi un altro pezzo dell'esperienza brasiliana di questa estate.
Piccolo montaggio che sintetizza un po' quello che ho visto e sentito...per i sapori ci stiamo attrezzando
Buona visione!
10/15/2007 ...è solo un giorno che non vaUn giorno che non va (Pino Daniele)
Ma perchè non parli più
e non bevi il tuo caffè in un'ora poi non c'è nemmeno il tempo di portarsi via rubando senza poesia E' solo un giorno che non va
nun te preoccupà e poi t'accorgi che anche tu tu nun ce pienze cchiù E resta un po' con me
finchè la luce se ne andrà e prova a fare tardi pe' nun te fà' truvà' e tu respira forte e passerà perchè è solo un giorno un giorno che non va Ma perchè non ridi più
e continui a dire che la tua vita poi non è vissuta in un angolo vero dove tutto è sincero Ma è solo un giorno che non va
nunte preoccupà e poi ti accorgi che anche tu tu nun ce pienze cchiù tu nun ce pienze cchiù Sono ancora qui che lavoro...
10/8/2007 Bhè, sto Brasile?Quando mi chiedono? Bhè, sto Brasile? Sorrido prima di rispondere, poi parto. Alegre è l’aggettivo più adatto per descrivere questa esperienza…in un sorriso c’è la bellezza dell’essersi capiti anche non parlando la stessa lingua, la fiducia ricevuta in ogni momento…Accoglienza e Carinho (affetto).
Qualche piccolo episodio semiserio dei 15 giorni in Brasile… Il primo incontro con la lingua portoghese/brasiliana (da qui in poi la chiamerò brasiliana) è stato esilarante. La domenica, in pratica il giorno dopo il nostro arrivo, siamo andati a celebrare la messa presso la comunidade (leggetelo comunidagi, così iniziate a entrare nel meccanismo perverso del “nonpronuncioquasimaiquellocheleggo”) di Sao Juda Taddeo. Subito dopo la celebrazione siamo andati a salutare una famiglia che abitava (morar=come dimorare=abitare) di fronte alla chiesa. Saluti, abbracci, presentazioni e il primo siparietto del “Eli, ela e ela primera vez, ela tercera vez…” (presentarsi e dire quante volte ognuno era stato in Brasile). Imparo un’altra parola magica lanches, da tradurre con merenda, spuntino, o furtivo ingresso in cucina a seconda dell’orario. I Brasiliani sono molto accoglienti e ogni volta che si entrava in una casa c’era una tavola imbandita con dolci, succhi di frutta e altre meraviglie della natura (budini di cocco, mousse di maracuja..) Per un attimo sono rimasto interdetto, poi, in effetti,un po’ tutti avevano sorriso sotto i baffi. Altra espressione tipica è “Isso!” per dire “giusto”…Mentre si parla, annuisci e dici “isso!”, oppure accade una cosa che volevi: “Issoooo!” Con Irma Marisa era “iiissooo” continuo.Un po’ per sfottò e un po’ perché in lei ho trovato un riferimento molto importante per quei fantastici 15 giorni.
In Brasile alla guida Una sera io e Bea abbiamo fatto da autisti per tutti. In Brasile dire che guidano da cani è un complimento…altro che ingorghi a croce uncinata napoletani…( http://www.youtube.com/watch?v=bvFz9gFM-WI , ndr) Sorpassi a destra o in mezzo alla corsia tra due macchine, camion degli anni ’70 che la fanno da padroni. L’apice si raggiunge con le uscite dall’autostrada. Per noi che siamo abituati alla “cumplanèr” vedere l’uscita sulla corsia di sorpasso per fare inversione a U nell’altra carreggiata e poi andare nel luogo scelto è davvero una follia! Se non hai un mezzo tuo, nessun problema prendiamo un autobus…o uno dei fantastici pulmini abusivi che ritirano il biglietto acquistato per l’autobus e poi lo rivendono. Un giorno di ritorno da Belo Horizonte siamo andati in
macchina con un ragazzo che sembrava il cugino di Aristoteles (il mitico
attaccante della Longobarda, nell’Allenatore nel pallone) |
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