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12/28/2007 sa...sa...comunicazione di servizioDa gennaio nuovi provvedimenti anti-smog
27 dic - Con il nuovo anno, scatteranno altre limitazioni alla circoazione privata. In particolare, dal 1 gennaio 2008, entra in vigore il divieto alla circolazione all'interno dell'Anello Ferroviario cittadino, per tutti i veicoli diesel euro 1. Nell'Anello Ferroviario, lo ricordiamo, il divieto di circolazione riguarda già auto euro 0 (sia benzina che diesel), moto e motorini a 2 tempi euro 0. Intanto, da giovedì 10 gennaio (e fino al 27 di marzo) tornano le targhe alterne. Le prime a fermarsi, dalle 15 alle 21 nella Fascia Verde, saranno le auto con targa pari (compreso lo 0). Nei giovedì a targhe alterne dovranno fermarsi, a prescindere dal numero di targa, le auto a benzina e diesel euro 0, le moto e i motorini a 2 tempi euro 0, le auto, le minicar e i mezzi commerciali privati diesel euro 1 e, novità del 2008, diesel euro 2. Tra gennaio e marzo ci sarannoanche tre domeniche ecologiche (date ancora da fissare), con lo stopo alla circolazione nella Fascia Verde dalle 9 alle 17. Le targhe alterne e le domeniche ecologiche sono provvedimenti che non riguardano veicoli alimentati a gpl e a metano, i veicoli ibridi, quelli elettrici, le auto dei diversamente abili con contrassegno speciale di circolazione e le auto a benzina euro 4. I diesel euro 4 sono esentati da questi provvedimenti se dotati di filtro antiparticolato montato di serie. Durante i pomeriggi a targhe alterne e nelle domeniche ecologiche più vigili saranno in servizio, Per chi non rispetterà i divieti, la sanzione prevista è di 71 euro. Infine, sempre da gennaio, ogni volta che scatteranno i blocchi della circolazione nella Fascia Verde per i veicoli più inquinanti (ossia ogni volta che i livelli delle polveri sottili presenti nell'atmosfera saranno troppo alti), a fermarsi, oltre ad auto euro 0 (benzina e diesel), moto e motorini a 2 tempi euro 0 e auto, mezzi commerciali privati e minicar diesel euro 1, categorie già copinvolte dal provvedimento, saranno anche i veicoli diesel euro 2. 12/20/2007 Teoria sull'esistenza di Babbo NataleTempo fa girava una mail dove un tizio diceva di aver fatto un’attenta analisi ed uno studio matematico riguardo l’esistenza di Babbo Natale. Sicuramente l’avete già letta, ma ogni volta che la rileggo mi piego in due dalle risate! Buona lettura! Nessuna specie conosciuta di renna può volare. Ci sono però 300.000
specie di organismi viventi ancora da classificare e, mentre la
maggioranza di questi organismi è rappresentata da insetti e germi,
questo non esclude completamente l’esistenza di renne volanti, che solo
Babbo Natale ha visto. Questo significa che, per ogni famiglia Cristiana con almeno un bambino buono, Babbo Natale ha circa un millesimo di secondo per: 1. trovare parcheggio (cosa questa semplice, dato che può parcheggiare sul tetto e non ha problemi di divieti di sosta); Assumendo che le abitazioni siano distribuite uniformemente (che sappiamo essere falso, ma accettiamo per semplicità di calcolo), stiamo parlando di 1.248 Km per ogni fermata, per un viaggio totale di 120 milioni di Km. Questo implica che la slitta di Babbo Natale viaggia a circa 1040 Km/sec, a 3000 volte la velocità del suono. Per comparazione, la sonda spaziale Ulisse (la cosa più veloce creata dall’uomo) viaggia appena a 43,84 Km/sec, e una renna media a circa 30 Km/h. Il carico della slitta aggiunge un altro interessante elemento: assumendo che ogni bambino riceva una scatola media di Lego (del peso di circa 1 Kg), la slitta porta circa 378.000 tonnellate, escludendo Babbo Natale (notoriamente sovrappeso). Sulla terra, una renna può esercitare una forza di trazione di circa 150 Kg. Anche assumendo che una “renna volante” possa trainare 10 volte tanto, non è possibile muovere quella slitta con 8 o 9 renne, ne serviranno circa 214.000. Questo porta il peso, senza contare la slitta, a 575.620 tonnellate. Per comparazione, questo è circa 4 volte il peso della nave Queen Elizabeth II. Sicuramente, 575.620 tonnellate che viaggiano alla velocità di 1040 Km/sec generano un’enorme resistenza. Questa resistenza riscalderà le renne allo stesso modo di una astronave che rientra nell’atmosfera. Il paio di renne di testa assorbirà 14,3 quintilioni di Joule per secondo. In breve si vaporizzerà quasi istantaneamente, esponendo il secondo paio di renne e creando assordanti onde d’urto (bang) soniche. L’intero team verrà vaporizzato entro 4,26 millesimi di secondo. Conclusione: Babbo Natale c’era, ma ora è morto. 12/13/2007 soundcheck... -2Scongiurato il pericolo di caricarsi gli strumenti a spalla sulle metro A e B, ci avviciniamo alla data del concerto di sabato. Come al solito si prevede il tutto esaurito Ieri prima prova generale, oggi si prosegue con il resto dei pezzi ...e l'adrenalina sale e si suona sempre meglio, concentrati al punto giusto. Il resto lo faranno gli amici, il calore e...il rum che se non schiarisce la voce, schiarisce le idee Vi aspettiamo numerosi al Sabor do Brasil, Sabato 22/22.30 Via Lidia 40! ...e portate il fischietto JoaoC 12/12/2007 Da un articolo di Ramonet su Znet.itIl capitale di rischio avanza Non c'è fine all'ingordigia del capitale. Mentre i critici discutono sugli orrori economici della globalizzazione, una nuova e più violenta forma di capitalismo prende corpo. I nuovi avvoltoi sono le società a capitale di rischio, fondi di investimento con notevole quantità di capitale a disposizione ed un enorme desiderio di guadagnare ancora. I loro nomi, tra i quali figurano Carlyle Group, KKR, Blackstone Group, Colony Capital, Apollo Management, Cerberus Partners, Starwood Capital, Texas Pacific Group, Wendel, Euraze non sono ancora ben conosciuti. E stanno posando le mani sull'economia globale. Tra il 2002 e il 2006 il capitale che questi fondi hanno ottenuto da banche, assicurazioni, fondi di pensioni è passato da 135 miliardi di dollari a 515. Il potere finanziario che detengono è fenomenale, stimato in oltre 1600 miliardi di dollari e non è possibile bloccarli. Negli Stati Uniti l'anno scorso le più grandi società a capitale di rischio hanno investito circa 417 miliardi di dollari in acquisizioni e più di 317 nel primo trimestre del 2007 ottenendo il controllo di 8000 aziende. Un americano su quattro e un francese su dodici lavora per queste società. Ormai la Francia è diventata il loro principale obbiettivo. Dopo Inghilterra e Stati Uniti. Le società a capitale di rischio, in gran parte americane ed inglesi, lo scorso anno hanno acquisito 400 aziende francesi per una cifra totale che si aggira sui 14 miliardi di dollari. Allo stato attuale sono 1600 le aziende controllate, e tra queste sono inclusi nomi di un certo rilievo quali Picard Surgelés, Dim, the Quick restaurant chain, Buffalo Grill, Pages Jaunes (the French Yellow Pages), Allociné and Afflelou. Inoltre stanno puntando ad altri grandi nomi presenti nell'indice borsistico francese, il CAC40. Queste società non sono una novità. Sono comparse la prima volta circa 15 anni addietro ma solo recentemente, stimolate da crediti a basso tasso d'interesse e da sofisticati strumenti finanziari, hanno raggiunto dimensioni allarmanti. Il principio guida è semplice: un gruppo di ricchi investitori compra un'azienda e la gestisce privatamente, senza legarsi alla borsa e alla sue restrittive regole e senza dover rendere conto agli azionisti. L'idea è di scavalcare i principi fondamentali della morale capitalista e tornare alla legge della giungla. Che non è certo il modo in cui funziona adesso il sistema. Per acquisire una compagnia che vale 100 unità il fondo investe di tasca propria una media di 30 unità e prende in prestito dalle banche le restanti 70, avvantaggiandosi degli attuali tassi di interesse estremamente bassi. In 3 o 4 anni il fondo riorganizza la compagnia con il management disponibile, razionalizzando la produzione, sviluppando nuove attività, e prendendosi parte o tutto il profitto per ripagare il debito. In seguito vende la compagnia per 200 unità, spesso ad un nuovo fondo che rimette in moto lo stesso processo. Dopo aver pagato le 70 unità prese in prestito si porterà via 130 unità a fronte di un investimento iniziale di 30 con un guadagno del 300% in 4 anni. Non male. Mentre gli amministratori di questi fondi
diventano ricchissimi non mostrano alcun rimorso nell'applicare i
quattro grandi principi di razionalizzazione: diminuire il numero
di dipendenti, ridurre i salari, intensificare il ritmo di lavoro e
delocalizzare. Con la benedizione delle autorità pubbliche che
sognano, come adesso si sta verificando in Francia, di modernizzare
la produzione. Questa situazione inoltre va a detrimento dei
sindacati dato che il processo implica la fine del contratto
sociale. Diverse persone hanno ritenuto che, con l'avvento della
globalizzazione, il capitale si fosse saziato.
E' ormai chiaro che non c'è fine
all'ingordigia. (fonte: http://www.zmag.org/italy/ramonet-capitalerischioavanza.htm)
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